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 10-Agosto-07

FRANCARDI, LA COLMATA DI BAGNOLI FONDAMENTALE PER LO SVILUPPO DEL PORTO

Francardi, la colmata di Bagnoli fondamentale per lo sviluppo del porto

Fa piacere la vivacità del dibattito che si sta sviluppando sulla questione dell’accordo Piombino Bagnoli, a dimostrazione di una coscienza civica non sopita, in questi anni pieni di individualismo e di ritorno al privato.

Il programma sulla base del quale i cittadini hanno votato la maggioranza in consiglio comunale ridisegnava la città, il suo sviluppo economico, la sua identificazione territoriale, la salvaguardia del territorio.

Alcune questioni sono state affrontate: la chiusura della cokeria, l’approvazione del piano strutturale, il piano della costa urbana, Città Futura, l’adozione della variante della costa est.

Altre devono essere risolte. Tra queste lo sviluppo della portualità, già concretizzatosi nei piani regolatori del porto già approvati ed in via di esecuzione e la messa in sicurezza di tutta l’area a mare prospiciente la fabbrica.

Per fare tutto questo sono necessarie risorse economiche ed intellettuali che devono trascendere  una visione municipalistica, interessando il dibattito regionale e nazionale.

Già in passato, con il riconoscimento del porto di Piombino da porto regionale a nazionale e il suo inserimento nelle cosiddette “autostrade del mare”, è stato dimostrato come una legittima aspirazione possa diventare uno dei motori di sviluppo dell’intera Val di Cornia.

Il problema erano e sono i tempi di realizzazione; le vasche di colmata previste per i nuovi banchinamenti necessitano di materiali, più di 6 milioni di metri cubi, che non possono essere reperiti nella zona, e che comunque sarebbe necessario acquisire, anche acquistandoli, altrove.

I sedimenti di Bagnoli, che dovevano servire a bonificare un altro sito di interesse nazionale, possono rispondere a questa esigenza. Materiali che sono del tutto simili a quelli presenti in zona e forse anche migliori, dopo settimane di trattativa che hanno portato all’eliminazione di tutti i sedimenti cosiddetti pericolosi. E’ chiaro che le garanzie ambientali sono state sviscerate con il Ministero e con tutti gli organismi interessati (all’interno della bozza è prevista un Osservatorio, di vasta composizione, che potrà attivare tutti i sistemi di controllo e di verifica di quanto descritto nell’accordo e dei materiali che arrivano a Piombino). La messa in sicurezza dell’intera area portuale sarà garantita ulteriormente tramite la realizzazione di un sistema di “palancole”, anche queste di costo notevole, previste nei finanziamenti concessi dai Ministeri firmatari.

E’ vero che si potrebbero smaltire nello stesso modo i rifiuti dell’industria siderurgica locale, ma è anche vero che non risulta che questa abbia intenzione di investire le cifre risultanti dall’operazione di cui sopra.

Per tutto questo credo che l’operazione si fondi su basi solide, dato che lo sviluppo portuale è una delle possibilità concrete per creare a Piombino uno sviluppo nuovo e sicuramente compatibile con il territorio.

Altra questione cruciale è poi la necessità di dotare il porto di Piombino di un infrastruttura viaria adeguata, con il prolungamento della 398. Proprio per questo una parte del finanziamento della strada viene dal ministero dell’ambiente, non a scambio, ma per sostenere ambientalmente appunto la nuova dimensione portuale.

Questo è stato posto al Ministero dell’Ambiente, che ha accettato di confrontarsi con una necessità storica di Piombino, curvata all’esigenza di un porto che grazie all’eventuale accordo con Bagnoli diventerà, dopo gli escavi già anche questi decisi, uno degli scali più importanti del Mediterraneo con fondali vicini alle banchine di 13-15 metri, non riscontrabili in altri porti.

A questo si dovrà aggiungere anche un altro importante motore di sviluppo come il distretto nautico, oggetto di discussione nei prossimi mesi, e che identificherà la nostra costa come ambito turistico legato al sistema diportistico regionale.

Perdere l’occasione che ci è stata offerta dal Ministero significherà rallentare il processo di cambiamento di questa città.

Non nascondo le difficoltà che possono celarsi dietro un’operazione di questo tipo, ma ci tengo a sottolineare che, trattandosi di un accordo con corresponsabilità e con finanziamenti certi, non saremmo soli nell’affrontarle, consapevoli che anche qui sta il futuro di lavoro e di sviluppo che abbiamo l’obbligo di lasciare a chi viene dopo di noi.

Luciano Francardi, assessore all’ambiente comune di Piombino

Piombino, lì 09/08/2007