L'albergo diffuso, che rappresenta una nuova filosofia di valorizzazione del territorio, è un'impresa ricettiva alberghiera situata in un unico centro abitato, formata da più stabili vicini tra loro, con una gestione unitaria in grado di fornire servizi di standard alberghiero a tutti gli ospiti. Un sistema nato nel Friuli Venezia Giulia nel 1976 per valorizzare la case dopo la loro ristrutturazione, e che oggi è diventato una tipologia di accoglienza sempre più presente in Italia. Un modo di fare turismo nuovo, a contatto diretto con chi in quel paese o in quel centro ci vive da sempre, a basso impatto ambientale.
Su questi temi il vicesindaco e assessore al turismo Stefano Ferrini ha partecipato martedì 29 novembre a un convegno promosso da Anci Toscana a Sorano, nel Castello di Montorio in provincia di Grosseto, al quale hanno preso parte circa cento fra amministratori locali e tecnici hanno confermato l’attenzione e l’interesse che c’è in Toscana per l’opportunità prevista e disciplinata nella nuova Legge Regionale sul turismo attualmente all'esame del consiglio Regionale, proprio in merito al turismo diffuco.
"L'Albergo diffuso potrebbe essere una opportunità da cogliere – afferma Ferrini – il rischio imprenditoriale è minimo e ci sono sempre più turisti che preferiscono utilizzare queste abitazioni civili per i loro viaggi o vacanze. Può essere inoltre un'occasione per i cittadini che già lo praticano in maniera non organizzata, e per alberghi che possono diversificare l'offerta. Rappresenta inoltre un vero e proprio strumento operativo per la riqualificazione delle piccole città e dei centri storici, per il recupero del patrimonio edilizio”
Sulla base della nuova legge regionale in fase di discussione, per poter avviare un'impresa definita come albergo diffuso in una abitazione civile non è necessario fare un cambio di destinazione d'uso; deve esserci una unità centrale della struttura come una reception ma non deve essere una struttura ricettiva, basta che sia attività aperta al pubblico. Può essere avviata nei centri storici borghi rurali al di sotto dei 5.000 abitanti (quindi Piombino vi rientrerebbe dal momento che i residenti del centro storico non raggiungono tale limite). La struttura deve essere aperta almeno 5 mesi l'anno anche se non in maniera continuativa e può avere al massimo 12 posti letto.