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 28-Ottobre-08

PER UNA RIFORMA DELLA SCUOLA CHE SIA VERA, UTILE E CONDIVISA

Per una riforma della scuola che sia vera, utile e condivisa

In questi giorni stiamo assistendo a una grande mobilitazione di studenti, insegnanti, genitori. Tutto questo in assenza di bandiere e di conclamate appartenenze politiche.

Lo dimostrano i ragazzi, per niente facinorosi, che hanno sfilato sabato pomeriggio per le vie di Piombino, i docenti e i ricercatori universitari che hanno tenuto le loro lezioni nelle piazze dei nostri centri universitari, i molti comitati di insegnanti e genitori che si sono formati anche nel nostro comprensorio e che hanno chiesto supporto ai Comuni. Un grande movimento spontaneo dunque, un’onda anomala, come è stata definita, desiderosa di farsi sentire e di farsi giustamente ascoltare, che tiene insieme tutti i livelli d’istruzione, dalle primarie fino all’università, e tutti gli attori della formazione.

Gli studenti del 2008 sono giustamente preoccupati e lottano per il loro futuro, hanno un atteggiamento pragmatico che poco ha a che fare con l’ideologia, difendono diritti e spazi ben definiti.

Le loro preoccupazioni sono anche le nostre. Non ci convincono infatti provvedimenti che ripercorrono, in maniera del tutto anacronistica, un ritorno a un passato mitico, peraltro mai esistito e profondamente diverso dal contesto attuale, che considerano la scuola solo come costo invece che come valore di investimento, che vanno contro una cultura pedagogica con radici profonde nel nostro paese, a partire dal tempo pieno, che negano il processo pur lento di innovazione avviato negli ultimi anni, che non riconoscono il giusto valore al ruolo dei docenti, che introducono negativi elementi di divisione e di separazione, come le classi differenziate per gli immigrati.

Perché la scuola è il luogo dove un bambino vive la prima esperienza di spazio pubblico e di azione sociali con altri, dove si misura per la prima volta con la collettività esterna alla famiglia, con le diversità dei suoi compagni e dei suoi maestri, dove inizia a costruire i propri legami sociali.

Ha quindi una grande centralità nella formazione dei nostri ragazzi. Non può limitarsi alla trasmissione di conoscenze e competenze, ma deve diventare un luogo dove si produce un “sapere utile”, nel senso di una rete di conoscenze e competenze necessarie per costruirne altre nella vita, un luogo che riesca a conciliare equità socioculturale e qualità, dove il “sapere” non può essere acquistato sul mercato come un bene qualsiasi, sulla base delle proprie disponibilità economiche.

Se efficienza ed efficacia dei servizi sono fondamentali per un paese che ha bisogno di innovazione e qualità nella produzione, per la valorizzazione dei talenti e per la costruzione delle conoscenze, altrettanto lo sono gli investimenti nel sistema. Tutti i Paesi che hanno investito sulla qualità delle risorse umane hanno registrato una maggiore equità e una decisa crescita economica e sociale.

Proprio per questo, dal punto di vista organizzativo, il futuro della scuola italiana non può prescindere da altre questioni cruciali, dibattute e sperimentate solo in parte e con molte incertezze in questi anni, come il rilancio dell’autonomia, dove le scuole non siano intese come terminale ultimo di processi decisi altrove, ma siano soggetti abilitati a governare questi processi, la giusta qualificazione dei docenti e dei dirigenti, il riconoscimento del merito.

Tutti temi e suggestioni che vorremmo approfondire negli incontri in programma nei prossimi giorni: da quello del 31 ottobre alle 17 con Giuseppe Bagni, organizzato dal comitato insegnanti e genitori delle scuole elementari e medie al Centro Giovani, a quelle del prossimo 6 novembre alle 21, con l’assessore regionale Gianfranco Simoncini e Vittorio Campione, esperto di sistemi formativi e presidente del centro formativo “Il Borgo della Conoscenza”.

Ci auguriamo che anche queste iniziative, insieme alle molte altre organizzate in maniera spontanea dagli studenti e dagli insegnanti, contribuiscano ad arricchire il dibattito e la discussione su un settore fondamentale della società italiana, i cui cambiamenti devono essere costruiti attraverso una collaborazione e l’ascolto di soggetti diversi, e non a colpi di maggioranza.

Gianni Anselmi