Aree industriali, la denuncia dei Verdi è del tutto fuori luogo
In merito all’articolo apparso sul Tirreno di mercoledì 4 febbraio, in cui Anna Marrocco, portavoce del nuovo gruppo dei Verdi, interviene a proposto delle aree industriali in loc. Bocca di Cornia, non si può fare a meno di prendere atto dell’approssimazione con cui viene affrontato l’argomento.
Non si può ignorare infatti il lungo percorso e la storia che ha originato la revisione dei perimetri delle aree industriali in loc. Pontedoro, che risale ormai alla metà degli anni ‘90, ovvero all’accordo di programma relativo agli investimenti industriali sottoscritto dalla Giunta Regionale, dal Comune di Piombino, dalle OO.SS e dalle Acciaiarie e Ferriere di Piombino nel ’95 ed alla contestuale fase di formazione della Variante Generale al PRG.
E’ infatti in quella fase che venne recepita da parte del Comune la necessità manifestata dalla soc. Lucchini (con una specifica osservazione alla V.G., parzialmente accolta) di revisione dei perimetri delle aree destinate alla grande industria a monte della fascia litoranea di Pontedoro. Questo per le esigenze logistiche dello stabilimento ed in particolare in relazione alla necessità di realizzare infrastrutture di collegamento (viabilità e binari ferroviari) per una più efficiente movimentazione interna dei prodotti.
Questa riperimetrazione delle aree industriali fu poi stralciata in sede di approvazione della V.G. da parte della Regione solo per problemi di ristagno e rischio idraulico. Con la successiva Variante Organica al PRG, adottata dal C.C. nel novembre 2001, è stata quindi riproposta la revisione dei perimetri delle aree industriali, pur garantendo una fascia inedificabile parallela alla costa pari a 300 mt. salvo la possibilità di realizzare appunto i necessari collegamenti infrastrutturali interni allo stabilimento. In quest’occasione, a fronte dell’estensione dei perimetri industriali, lato mare, è stata invece sottratta alla grande industria un’area contigua alla foce del Cornia, in quanto non ancora impegnata da infrastrutture e non indispensabile alla riorganizzazione dello stabilimento.
Come si vede si tratta quindi di un percorso intrapreso da tempo che niente ha a che fare con l’ipotesi di raddoppio della cokeria, priva di qualsiasi ragione anche di tipo logistico, e con la finalità di utilizzo come discarica industriale. Una congettura, quest’ultima del tutto illecita e fuori luogo, visti gli sforzi per l’attivazione di una piattaforma per lo smaltimento dei rifiuti industriali che va semmai nella direzione del reimpiego dei sottoprodotti industriali come azione conseguente ad una scelta di pianificazione e di sostenibilità.
Piombino, lì 4 febbraio 2004
Monica Pierulivo