Lavorare insieme nel quartiere per rafforzare i legami sociali e di solidarietà.
Al Cotone-Poggetto il percorso di progettazione sociale avviato dall’amministrazione comunale dal maggio scorso con il “museo temporaneo degli abitanti”, ha avuto un seguito. Si è infatti costituito da alcuni mesi un tavolo di lavoro dove residenti e rappresentanti delle associazioni e del Quartiere Porta a Terra Desco portano avanti progetti specifici partendo dalle proprie esperienze e dalle esigenze degli abitanti.
A questo proposito una delle proposte emerse dal tavolo nel corso delle prime riunioni è diventata realtà: è stata infatti avviata nel mese di dicembre una scuola di italiano per donne straniere, promossa e organizzata nell’ambito del tavolo dall’associazione Cotone-Poggetto 2000 in collaborazione con il Quartiere Porta a Terra Desco, il circolo Arci, Samarcanda, la Parrocchia del Cotone, Uisp.
Il primo incontro si è svolto nei locali del centro civico del Cotone i primi di dicembre e ha visto la partecipazione di donne straniere che vivono nel quartiere interessate a imparare la nostra lingua.
Dal lavoro di coinvolgimento dei cittadini, realizzato per la fase sperimentale del contratto di quartiere, era infatti emersa la necessità di riattivare canali comunicativi e risorse sociali del quartiere su ambiti specifici.
La realizzazione del nuovo centro civico del Cotone previsto tra le opere del Piuss, ha poi sollecitato la necessità di un confronto che facesse emergere proposte per la futura gestione di questo spazio, oltre che riflettere e lavorare insieme sui bisogni più imminenti del quartiere e dei suoi residenti.
Il lavoro di partecipazione svolto da maggio a luglio 2010 con il container nella piazza del Cotone, è servito anche a questo, a creare i presupposti per un lavoro futuro che veda come soggetti protagonisti gli stessi abitanti del quartiere, in un’ottica di inclusione e di socializzazione.
Da questo percorso, infatti, è emerso il racconto di un quartiere con un tessuto sociale denso, fatto di solidarietà e di rapporti di vicinato e di capacità di accogliere i suoi residenti stranieri, tutti elementi che lo differenziano da molte altre periferie più o meno “degradate” di città italiane grandi e piccole.
Ne è emblema anche l’accoglienza che ha avuto lo stesso container: questo si è insediato da subito nella piazza e le attività che intorno ad esso hanno ruotato sono state realizzate in un clima collaborativo con il supporto dei membri del Circolo Arci e delle associazioni, che hanno contribuito alla realizzazione di gran parte delle iniziative, ma anche grazie all’entusiasmo di molti dei residenti che hanno aperto agli operatori della partecipazione le porte di casa, si sono lasciati intervistare, hanno portato le loro fotografie e hanno non solo partecipato ma anche contribuito attivamente a tutte le iniziative, mostrando un grande desiderio di essere coinvolti e ascoltati.