Una iniziativa del Comune di Piombino a favore delle rondini. L’assessorato alle politiche ambientali ha infatti emanato una nuova ordinanza che mira a tutelare una delle presenze più caratteristiche dei nostri cieli estivi, purtroppo spesso in pericolo e in via di rarefazione.
“Si tratta di specie a cui dedicare la massima attenzione – sottolinea l’assessore all’ambiente Marco Chiarei – anche per il loro ruolo di controllori naturali di insetti spesso molesti come zanzare e mosche. Studi scientifici citano la loro capacità di cattura di insetti fino alla quantità di circa 20.000 al giorno per coppia nella stagione riproduttiva. Rondini e rondoni, che potremmo definire insetticidi naturali, sono fondamentali quindi non solo per gli equilibri ecologici ma anche per la difesa della salute umana.”.
Con questo provvedimento dunque si impone il divieto di distruggere, rimuovere o danneggiare i nidi di rondine, balestruccio e rondone; di rispettare i nidi delle specie indicate provvedendo, dove possibile, alla loro tutela e protezione. Solo in caso di restauri o ristrutturazioni di fabbricati, e quindi in via del tutto eccezionale, è ammessa una deroga al divieto di rimozione dei nidi esclusivamente al di fuori del periodo di nidificazione, e cioè tra il 15 settembre e il 15 febbraio di ogni anno, dietro il rilascio di un’autorizzazione degli assessorati competenti e a fronte della compensazione obbligatoria con nidi artificiali.
“La tutela della biodiversità in ambito urbano è un’azione sulla quale l’amministrazione è impegnata sia in termini di educazione e crescita della coscienza collettiva sia come provvedimenti puntuali – continua Chiarei - Si tratta di fare quindi un vero e proprio lavoro culturale, e di questo ringrazio molto il WWF per la preziosa collaborazione, per mettere in relazione le nostre vite quotidiane con la presenza di specie animali che nella città trovano rifugio. Il recente caso del fico tagliato in viale Amendola rappresenta l’apice di una sottocultura che guarda agli elementi naturali come un “fastidio” e un impaccio alle attività umane. Invece è vero proprio l’opposto: ovvero che l’integrazione di fauna e flora nel tessuto urbano porta a un inequivocabile miglioramento della qualità della vita.”
Chiunque violi le disposizioni dell’ordinanza è soggetto a una sanzione amministrativa pecuniaria che va da € 258,23 a € 1.549,37 per ogni sito deteriorato o distrutto, così come previsto dalla legge regionale.