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 21-Agosto-13

Villaggio Diaccioni. Memorie di un quartiere modello.Presentazione del volume domenica 25 agosto alle 21 nella piazzetta centrale

Ci sono luoghi che hanno un significato e un valore che vanno al di là della loro semplice apparenza. E’ il caso del villaggio dei Diaccioni, uno dei quartieri che, per la storia e per le sue caratteristiche, rappresenta un pezzo importante dell’identità della città e del territorio.

Il volume “Villaggio Diaccioni Piombino. Fisionomia e memorie di un quartiere modello”, realizzato dall’associazione “Quelli che ... ai Diaccioni” con il patrocinio del Comune di Piombino, il supporto del quartiere Salivoli, la collaborazione di Coop Toscana Lazio sezione soci e pubblicato da Bandecchi & Vivaldi, rappresenta un importante contributo alla conoscenza della storia locale e alla valorizzazione della dimensione identitaria e comunitaria. Il volume verrà presentato domenica 25 agosto alle 21 nella piazzetta centrale del Villaggio Diaccioni (ex bar), alla presenza dei curatori Patrizia Becherini, Daniela Pieri, Flavio Benetti, Stefano Martorella, Luciano Picchiotti.

Realizzato con l’impegno di molte persone che hanno vissuto ai Diaccioni dagli anni ’70 in poi, raccoglie interventi di approfondimento sulle peculiarità architettoniche e sociali dei Diaccioni, proponendo una rassegna di immagini di vita comunitaria molto interessante dal punto di vista sociologico e culturale, proveniente in buona parte dall’archivio del fotografo Domenico Finno. Altre immagini sono frutto di una ricerca attenta e volenterosa di “diaccionesi” doc che hanno accettato la sfida di un vero e proprio viaggio nella memoria.

Dal punto di vista architettonico il villaggio rappresenta un modello quasi unico in Italia, un esempio significativo e molto innovativo della concezione urbanistica di edilizia popolare degli anni Sessanta e Settanta progettato in quegli anni da illustri architetti che erano veri e propri riferimenti per i loro tempi. L’idea iniziale risale al 1959 quando, in seguito all’incremento dell’attività industriale, l’Italsider decise di costruire 2.500 alloggi per i propri dipendenti nella zona di Salivoli (poi ne furono realizzati 316). Si trattava di un progetto pilota, all’interno di un programma della Comunità Europea Carbone e Acciaio, la cui idea di fondo era quella di costruire delle abitazioni rispettose delle esigenze generali della vita dei lavoratori. Piombino rappresentava uno dei cinque villaggi da realizzare, insieme agli altri previsti in Germania, Belgio, Francia e Paesi Bassi.

Il primo progetto del quartiere residenziali a Piombino venne elaborato da uno dei più noti architetti e urbanisti italiani del periodo, Adalberto Libera che sarà poi modificato in seguito e realizzato da un gruppo di architetti romani: Federico Gorio, Marcello Grisotti, Enrico Mandolesi, Achille Petrignani.
Ancora oggi quello che emerge con evidenza nel quartiere è questa forte presenza di natura e acciaio. Due elementi forti, per il pregiato contesto ambientale e paesaggistico in cui il villaggio è immerso e per la presenza di testimonianze urbanistiche e architettoniche dello sviluppo industriale della città.