Voci dal carcere. "Nuvole e Fango", raccolta di poesie di Enrico Benetti edito dalla Bancarella, verrà presentato venerdì 25 ottobre alle 16,30 presso la sala conferenze di Palazzo Appiani, nell’ambito della rassegna Ottobre libri organizzata dalla biblioteca civica Falesiana con il patrociniod ella Regione Toscana.
La scrittura è un ponte gettato tra il carcere e la comunità degli uomini liberi per comunicare; ma può rappresentare anche un mezzo di riscatto e una forma di introspezione per rielaborare il proprio vissuto. Di questo parleranno l’autore del libro e Aral Gabriele, vincitore del I° premio per la poesia della XII edizione 2013 del Premio letterario nazionale "Emanuele Casalini" riservato ai detenuti.
Interverranno alla presentazione anche l’assessore alla cultura Ovidio Dell’Omodarme, Lucia Paperetti Casalini presidente Unitre di Volterra, Fabio Canessa e Pablo Gorini membri della giuria del Premio letterario nazionale “Casalini”, Enrico Beni editore de La Bancarella.
Pablo Gorini, nella sua presentazione del libro, scrive: “I circa centoquaranta componimenti di questa silloge, di varia lunghezza, da quelli di più ampio respiro ad altri quasi minimi, fino a sfiorare l’aiku, se non l’epigramma, hanno, come potente filo conduttore, la disamina della propria vicenda esistenziale, con un passato pieno di errori, certo da non rimpiangere, un presente che incombe nella sua dimensione negativa, un futuro percepito nella sua imminenza, necessariamente all’insegna della riabilitazione e del riscatto.
A premessa di questa cospicua serie di “pensieri in libertà”, il titolo, fortemente allusivo: “Nuvole e Fango”, dove si condensano, efficacemente, il sublime e l’infimo, l’idealità della fantasia e la concretezza negativa del reale, il volare alto nella sfera dei desideri e la bassezza”vischiosa” della condizione attuale. Pensieri tradotti in un flusso inestinguibile di parole, con la volontà, quasi bulimica, di raccontarsi, di esporsi agli altri senza remore, senza schermi. Benetti, che non cerca giustificazioni o attenuanti nè tantomeno compassione ha anche il merito di un’assoluta sincerità.
Non nasconde niente del suo passato, dalla discesa nell’abisso, a causa della droga, dal male fatto agli altri, ai suoi cari, a se stesso, fino alla lunga detenzione, ai momenti di disperazione culminati in un tentativo di suicidio miracolosamente andato a vuoto. D’altronde la scrittura, se le si vuole assegnare la funzione di autointrospezione, autoanalisi ed un possibile ruolo di catarsi, deve essere impietosa e priva di pulsioni assolutorie.”