Si è concluso al Centro Giò De Andrè il convegno sulla storia della siderurgia in onore di Ivano Tognarini con la grande partecipazione di cittadini, studiosi e studenti.
Molti gli interventi della seconda sessione del convegno sul tema degli archivi e musei della Toscana, che hanno visto l'avvicendarsi di ricercatori, studiosi, archivisti e rappresentanti di fondazioni e realtà archivistiche italiane. Tra queste la Fondazione Dalmine e la Fondazione Ansaldo, la Fondazione Memorie Cooperative, il museo Magma di Follonica raccontato dall'assessore alla cultura Barbara Catalani, le esperienze dell'Italsider di Bagnoli dagli anni '50 agli anni '80 . Interessante inoltre il dibattito sul recupero del patrimonio industriale e dei resti materiali, una delle battaglie più importanti portate avanti da Ivan Tognarini con le sue forti prese di posizione per il salvataggio dell'Afo1 e dell'Afo3, ricordate in particolare negli interventi di Rossano Pazzagli e Massimo Preite.
Piombino è la città più importante dell'Alta Maremma grazie all'industria - ha detto Pazzagli - E' una città poco toscana, piccola Manchester di Maremma che sta faticosamente cercando nuove strade. I beni culturali possono rappresentare una grande opportunità per il rilancio dell'area – ha detto Pazzagli ripercorrendo le tappe fondamentali dei contributi di Tognarini a favore dell' archeologia industriale e contro la distruzione degli impianti industriali a Piombino.
Un tema ripreso anche dall'assessore alla cultura Paola Pellegrini che ha annunciato l'imminente sottoscrizione di un nuovo protocollo d'intesa per la rilevazione fotografica dell'ultimo altoforno rimasto nello stabilimento, sulla falsariga della rilevazione già effettuata nel 2008 per l'Afo1, in collaborazione con Aipai.
“Abbiamo bisogno che si apra un grande vertenza per un grande progetto sulla conoscenza della siderurgia a Piombino che ci consenta di non disperdere questo importante lascito culturale. Il lavoro, la scienza, la tecnologia che l'industria nella sua storia ha prodotto sono il lascito della modernità a cui non vogliamo rinunciare. La modernità, che deriva direttamente dallo sviluppo industriale, è il nostro valore, continueremo a lavorare in nome di Ivano anche per questo.”
Questi temi sono stati ripresi nella tavola rotonda del pomeriggio, coordinata dal prof. Massimo Preite dell'Aipai, il quale ha aperto il confronto ponendo tutta una serie di problematiche che l'industria si trova davanti, problemi energetici, riposizionamento delle imprese nel mercato internazionale. “Federico Rampini due giorni fa ci ha fornito dati allarmanti -ha detto Preite - In Cina c'è una sovrapproduzione di acciaio enorme però il 70% degli impianti risulta sottoutilizzato, il 70% delle imprese è in perdita e i Cinesi per sostenere questa macchina improduttiva fanno un dumping pazzesco rovesciando l'acciaio sui nostri mercati a un prezzo stracciato. Situazione italiana carente sotto il profilo dell'archeologia industriale. Quadro sconfortante se pensiamo che il nostro è il secondo paese produttore di acciaio a livello industriale.
Negli interventi dei sindaci, Massimo Giuliani e Leopoldo Di Girolamo sindaco di Terni sono tornate sul tappeto tutte le questioni principali e imprescindibili della siderurgia nazionale ed europea. Giuliani ha evidenziato l'importanza di un'adeguata infrastrutturazione, della reindustrializzazione, non semplicemente come monocultura ma come diversificazione, sviluppo della portualità, rispetto dell'ambiente e sostenibilità. Il tema del rapporto tra industria e città e del progressivo distacco. Necessità di una convivenza per farli diventare elementi valoriali forti.
“Molte delle problematiche descritte dai sindaci non dipendono da noi – ha detto Renato Covino dell'Università di Napoli - C'è una domanda da farsi, l'acciaio è strategico o no? Se è si ,cosa si può fare per porlo al centro dell'attenzione? Come si controllano questi percorsi e questi processi, senza un controllo forte che sia anche pubblico? Altra questione sollevata, come alcune operazioni tese alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio industriale che non sono solo di memoria o di conoscenza, riescono a rafforzare un'ipotesi di questo genere. Quando si parla delle coesioni delle società, come si traghettano queste comunicatà da un modello in cui l'industria è dominante a un altro modello in cui l'industria è un pezzo. Lo si può fare in maniera mirata? Facendo diventare l'industria anche un percorso di culture altre, della modernità. Come queste fabbriche possono diventare un'altra cosa? Nel momento in cui demolire è più costoso che tenerselo così come sono.
Problema di qualità del vivere e di beni comuni.
L'intervento di Albino Caporale, dirigente della direzione attività produttive della Regione ha risposto in parte ai quesiti posti, evidenziando l'impegno della Regione nel sostegno a Piombino. “La Regione ha scommesso su Piombino – ha detto Caporale - Due anni fa la Regione si è presentata al tavolo del Ministero e ha messo 50 milioni per la reindustrializzazione, a fronte dei 20 del ministero. Piombino è un luogo che mantiene una forte capacità di tenuta sociale e questo ci ha aiutato a prendere le decisioni. Qui la popolazione ama l'acciaio, c'è una co-essenza storica con l'industria. Il porto di Piombino sta diventando competitivo su altri ambiti. Quello che stiamo tentando di fare è investire molto in infrastrutture in un territorio che accoglie e in cui le imprese vogliono investire. Sta ripartendo qualcosa quindi. In controtendenza ci stiamo riapprocciando ad essere una regione industriale, cercando di essere di nuovo competitivi.
Parole incoraggianti anche da parte dell'amministratore delegato Aferpi Fausto Azzi. “Le dinamiche industriali devono essere in grado di rispondere al mercato senza protezione Fondamentale investire principalmente in ricerca e sviluppo, mentre i governi si devono preoccupare di come le imprese possano essere competitive nel futuro. A Piombino sono state fatte scelte coraggiose molto importanti, l'acciaio ha dinamiche terribili nell'immediato. La riorganizzazione delle dinamiche e dei fattori produttive è una cosa alla quale dobbiamo abituarci. Non possiamo pensare che abbiamo realizzato un forno e che questo è per sempre. Dobbiamo avere la capacità di cambiare. E' importante inoltre lavorare sulla formazione con le scuole. Gli studi dicono che l'acciaio ora è in crisi ma nel medio lungo periodo no. C'è la richiesta sempre crescente di infrastrutture. Non possiamo dire che il mercato dell'acciaio è finito. Il progetto Aferpi è un progetto complesso e difficile, anche dal punto di vista finanziario ma le opportunità ci sono, spero non vengano fuori atteggiamenti distruttivi e pessimisti.”
Mirko Lami ha riportato l'attenzione sulla necessità di salvaguardare la tenuta sociale, trovando uno strumento per aiutare chi perde il lavoro. “_Stiamo discutendo di molte cose, liberazione delle aree, ampliamento delle banchine, viabilità, 398 ecc. ma non possiamo dimenticare l'aspetto sociale. Allo stesso tempo dobbiamo investire sulla formazione dei giovani.”
“Siamo testimoni di processi più grandi di noi non sufficientemente governati dal livello nazionale – ha concluso l'assessore regionale Stefano Ciuoffo - Senza cambiare non si sopravvive. I cambiamenti sono sempre più rapidi, sopravvive chi nei cambiamenti ci sta. Se questo tipo di attitudine in Toscana lo continuiamo a tenere, possiamo essere un territorio attrattivo, con molte potenzialità: una collocazione nel centro del bacino del Mediterraneo, una terra ricca, abbiamo la possibilità di tenere elevata la qualità della vita di tutti i nostri cittadini toscani. La Regione Toscana ha investito molto su Piombino e questi tre anni di tempo che ci siamo dati ci consentiranno di verificare il percorso, i tempi dell'azienda sono compatibili con la programmazione. Questo progetto può restituire al territorio una prospettiva vera. Sulla 398 dobbiamo fare un passo in avanti e il ministro Del Rio non può non mettersi in gioco. Senza questa soluzione tutte le altre componenti diventano davvero più complicate.”